Rubrica
a cura di Attilio Mazza


CHE COSA SI PROVA DOPO L’ULTIMO RESPIRO



Paola Giovetti, «NDE. Near-Death Experiences. Testimonianze di esperienze in punto di morte», Edizioni Mediterranee, 198 pagine, € 17,50



Viene da chiedersi la ragione per cui esistano ancora persone e gruppi di persone che si oppongono ad alcune situazioni quali ad esempio le testimonianze di premorte da cui si ricava un aldilà inimmaginabile, completamente diverso da quello tramandato dalle diverse religioni. I motivi sono probabilmente molti, a cominciare dal forte senso di appartenenza che genera il fondamentalismo acritico, per non dire degli interessi economici.

Eppure, per conoscere tale verità, basta leggere l’ultimo libro di Paola Giovetti, giornalista e scrittrice specializzata nel campo del paranormale, dell'esoterismo, della mistica e della spiritualità, redattrice di “Luce e Ombra”, la più antica rivista italiana di parapsicologia, e personaggio ben  noto per la sua partecipazione a congressi internazionali e a programmi radiofonici e televisivi. Il libro di Paola Giovetti, pubblicato dalle Edizioni Mediterranee, s’intitola «NDE. Near-Death Experiences. Testimonianze di esperienze in punto di morte».

Questa opera, si legge nella nota editoriale, «rappresenta l'unica inchiesta italiana compiuta su coloro che sono giunti alle soglie della morte e sono ritornati in vita. Offre tutto il materiale finora disponibile, presenta una vasta documentazione raccolta in Italia e all'estero, fa confronti con la casistica del passato e prende in considerazione anche elementi totalmente nuovi: le esperienze in punto di morte dei bambini, quelle dei nati ciechi, quelle di persone appartenenti a religioni diverse dalla nostra, quelle di chi ha tentato il suicidio, le esperienze oniriche dei morenti e altro ancora. È quindi una completa antologia di quanto finora si conosce sulle esperienze in punto di morte e può senz'altro contribuire a darci una visione più serena sul nostro destino ultimo.

L’autrice, dal canto suo, ricorda che dedicò alle esperienze in punto di morte la sua prima inchiesta, apparsa nel 1981 con il titolo «Qualcuno è tornato», più volte ripubblicata con ampliamenti e aggiornamenti. Si tratta – scrive Paola Giovetti – «di una sorta di "inchiesta permanente", perché nel corso di tutti questi anni non ho mai smesso di raccogliere materiale su questo tema e di confrontarlo. Questo nuovo libro non è una riedizione del primo, anche se utilizza parte della lunga inchiesta che feci allora e che mi portò a raccogliere un gran numero di testimonianze; è un testo nuovo che, oltre alla casistica di allora, riporta molti altri casi raccolti successivamente e che unisce alle conoscenze acquisite nel corso della mia prima ricerca quanto negli anni successivi ho avuto modo di venire a sapere e soprattutto di capire. È cioè esperienza maturata nel tempo. Il criterio seguito è tuttavia il medesimo: lasciar parlare i fatti, dar voce ai protagonisti, far loro esprimere la loro sorpresa, la loro emozione, le certezze raggiunte. E poi mettere a confronto le singole esperienze, tenendo conto di un elemento molto importante: l'analogia dei vissuti nonostante il loro diverso background sociale, culturale, religioso e le diverse aspettative (o mancanza di aspettative...) dei protagonisti su un ipotetico aldilà. In un campo così squisitamente soggettivo come questo sono proprio le conferme indipendenti e le analogie, nonostante le differenze, a conferire alle esperienze una componente di oggettività».

Si può aggiungere che le molteplici testimonianze presentano alcuni tratti comuni: l’uscita dal corpo, la capacità di vedere ciò che accade nel mondo fisico senza tuttavia avere la possibilità d’interagire, le sensazioni di pace e di armonia, l’incontro con persone care defunte, il film e il giudizio della propria vita, la visione di una luce amorevole, la consapevolezza che la vita è eterna. E soprattutto il desiderio di non tornare nel proprio corpo ma rimanere immersi nella luce di beatitudine.


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