ESOTERICA - A cura di Attilio Mazza
Tutti i diritti riservati

LA LUCE DELLE LUCI



Shihab al-din Yabya Suhrawardi, «Il fruscio delle ali di Gabriele»,
Mondadori, 222 pagine, €16,00


Shihab al-din Yabya Suhrawardi (1155 – 1191), fu uno dei massimi pensatori medievali dell'Islam iraniano. Affrontò senza paure l'arido legalismo dei dottori della legge e la mancanza di prospettive spirituali dei filosofi razionalisti, finendo con l'essere travolto dal suo coraggioso entusiasmo. Il celebre Saladino, allarmato per l'influenza che il Maestro sembrava esercitare su uno dei suoi figli, ordinò che venisse incarcerato e messo a morte quando aveva solamente 36 anni, ma non riuscì a impedire che la memoria di quel giovane visionario e dei suoi scritti rimanesse viva nei secoli.
Suhrawardi riteneva che la vera sapienza si può attingere solo attraverso un'illuminazione che non ha nulla a che vedere con la logica formale dei discorsi filosofici. Ecco quindi che nei suoi scritti egli fa continuamente ricorso ai simboli, alle metafore, alle visioni, alle intuizioni.
Mondadori pubblica ora nella collana “Islamica” i racconti esoterici di Suhrawardi con il titolo «Il fruscio delle ali di Gabriele» nella traduzione di Sergio Foti e con introduzione di Nasrollah Pourjavady, docente di filosofia e mistica islamica all’Università di Teheran. I racconti ci portano in un mondo mistico, che è il vero luogo intermedio fra spirito e corpo, nel quale l'uomo può cogliere, grazie alla forza dell'immaginazione, il senso delle verità più nascoste. Le storie che ci narra l’antico pensatore, in una straordinaria varietà di trame e di figure, sono tutte una rappresentazione del difficile viaggio che l'intelletto umano deve compiere per approdare alla Verità.
Shihàb al-dìn Suhrawardi – scrive Nasrollah Pourjavady nell’introduzione – «è il più importante e il più influente fra gli esponenti della filosofia musulmana dopo Avicenna. Benché sotto molti aspetti possa essere considerato un seguace del neoplatonismo avicenniano, il fondatore della scuola dell'Illuminazione fu un pensatore originale, che sviluppò innovativi quadri concettuali nei campi della logica, della psicologia, dell'epistemologia e dell'ontologia. L'idea centrale del suo pensiero, che rende la sua metafisica diversa da quella di Avicenna e di altri filosofi peripatetici, è rappresentata dalla nozione della luce, che ha un ruolo assolutamente fondamentale nell'ontologia e nella psicologia mistica di Suhrawardi. È questo uno dei motivi per i quali la sua scuola di pensiero è stata chiamata “filosofia dell'illuminazione”».
Va chiarito che «con la parola “luce”, Suhrawardi non intende riferirsi soltanto alla luce fisica che osserviamo nel mondo fenomenico. Quella del sole, così come ogni altra forma di luce di questo mondo, è solo un tipo di luce: assieme alle luci del mondo materiale esistono anche quelle del mondo immateriale o spirituale. Di fatto, la luce è la realtà che pervade l'intera esistenza. Ovviamente, questa luce è diversa da un mondo all'altro, ma questa differenza, secondo Suhrawardi, consiste più in una diversità di gradazione che non di genere. In altre parole, vi è una sola realtà che si manifesta in diversi gradi di intensità, e tutti questi gradi formano un insieme gerarchicamente ordinato».
«Il grado più alto è quello della luce assolutamente pura, la “Luce delle luci” (nur al-anwar), dalla quale trae esistenza ogni altro tipo di luce. Mentre infatti la Luce delle luci, che possiamo chiamare Dio, è autosussistente e necessaria, tutte le altre dipendono da essa per esistere. La Luce delle luci di Suhrawardi, insomma, ha esattamente lo stesso ruolo che nella filosofia peri patetica ha l'Essere Necessario»
.Essa è, dunque, «al tempo stesso fonte e causa di ogni altra luce, ed è da essa che proviene ogni cosa dell'universo, materiale o immateriale. Come il sole getta la sua luce su ogni oggetto del mondo fenomenico e lo rende visibile, allo stesso modo la Luce delle luci, per sua emanazione, pone in essere tutte le cose. A confronto dell'assoluta purezza della fonte, le luci da questa emanate non sono altrettanto pure: nel mondo dell'emanazione, cioè nella creazione, abbiamo a che fare con luci e tenebre. La gerarchia parte dall'alto, con la Luce delle luci, che è la più intensa, e scende fino al livello più basso, rappresentato dall'oscurità del mondo materiale. Ma anche questa oscurità possiede dei gradi: man mano che saliamo nella scala degli esseri e ci innalziamo dal mondo materiale verso quello spirituale o angelico, l'oscurità si fa meno intensa e la luce diventa più pura».