ESOTERICA - A cura di Attilio Mazza
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E' POSSIBILE ROMPERE UN INCANTESIMO?



Paolo Legrenzi, «Credere. Un’attività della mente che è più forte del pensare»,
Il Mulino, 144 pagine, € 8,80


«In questi ultimi anni sono usciti molti saggi sul “credere” come presupposto di base per capire e spiegare le fedi religiose. Spesso alludono a quello che per taluni è un pericolo, per altri un auspicio, e cioè “rompere l'incantesimo”. Proprio il best seller di uno dei più noti filosofi americani, Daniel Dennett, ha questo titolo: Breaking tbe Spello. Lo spell è l'incantesimo, il fascino, la magia che attira il credente generando un legame così forte con la sua fede, al punto da indurlo – in talune circostanze – a forme di sacrificio incomprensibili agli occhi di chi quella fede non condivide. Molti auspicano che una riflessione sulle origini del credere possa contribuire a dissolvere l'incantesimo».
Paolo Legrenzi, docente di Psicologia cognitiva nell'Università di Venezia, dove dirige la Scuola di Studi Avanzati, introduce con queste parole il suo saggio «Credere», pubblicato dal Mulino.
Il suo punto di vista è neutrale, nel senso, scrive ancora lo studioso, «che ho cercato di esporre quello che la psicologia ci può dire su questo meccanismo cognitivo, tanto rilevante nella vita quotidiana. Per quanto concerne i tipi di “fede”, ho assunto come paradigma la fede religiosa, più che i “credo politici”, che ho trattato soltanto nel capitolo sulle patologie del credere. Ho fatto questa scelta per due ordini di motivi. In primo luogo, le grandi ideologie politiche del secolo scorso, per quanto intrise di volontarismo, non innescavano nei “fedeli” l'adesione a “verità rivelate”, al di fuori, o al di sopra, della storia dell'uomo […] in secondo luogo l’orizzonte contemporaneo è più segnato dal dialogo, dal confronto, e talora dalla contrapposizione, tra scienza e fede, dove per fede si intendono i credo religiosi».
Se non credessimo nelle cose, in noi stessi e negli altri, la nostra vita sarebbe impossibile. Le nostre azioni sono infatti molto più spesso basate su credenze, stime ingenue di probabilità o forme di fiducia, che non su pensieri ancorati a certezze. Ma cosa succede nella testa della gente quando dice “credo in te” o più banalmente “credo che pioverà”? E in che modo opinioni, credenze e aspettative collettive si amalgamano con le emozioni fino a generare paure o speranze?
Legrenzi spiega i meccanismi del credere in tutte le sue forme, da quella individuale a quella collettiva, fino a quella patologica del sottocredere degli scettici o del supercredere di creduloni e fanatici. Un viaggio, dunque, attraverso il modo di funzionare più naturale della mente umana. Anche per comprendere le ragioni delle fedi religiose.