ESOTERICA - A cura di Attilio Mazza
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UN ROMANZO STRAORDINARIO DETTATO DALL’ALDILÀ



Francis Hammer e Petra Jacobi, «L’anello del re»,
a cura di Anna Giacomini, Ianieri Edizioni, 290 pagine, € 12


L’editore Ianieri di Pescara ha inaugurato la sua nuova “Biblioteca esoterica” pubblicando, in elegante formato tascabile, il romanzo «L’anello del re», di Francis Hammer e Petra Jacobi; l’edizione è stata curata dalla scrittrice Anna Giacomini. Si tratta di un racconto straordinario che arriva a noi dall’Aldilà attraverso la scrittura automatica. E’ stato, infatti, dettato dall’entità Giovanni Wasa a una letterata di particolare sensibilità che ha voluto rimanere anonima, non considerando frutto del suo talento il testo misteriosamente comunicatole dallo spirito amico.
Il romanzo si divide in tre parti, di cui la prima e la terza fanno da corollario a quella centrale creata per via medianica e ambientata nel castello di Abo, in Finlandia, in un contesto assolutamente storico: il decennio che precede l’ascesa al trono di Svezia – avvenuta nel 1568 – del duca Giovanni Wasa e di sua moglie Caterina Jagellonica.
La narrazione, almeno per certi aspetti, potrebbe stare in qualsiasi libro di storia. «A renderla eccezionale – scrive nella nota introduttiva l’antropologa Maria Concetta Nicolai – è il modo con cui è giunta fino a noi. La parte centrale infatti, è il risultato di lunghe ore di scrittura medianica, ricevuta da Petra Jacobi al fine di descrivere, in modo circostanziato e con dovizia di particolari, la storia privata di personaggi che, negli anni in cui vissero, svolsero il ruolo pubblico di reggitori di popoli e di nazioni. Si tratta di Katarina Jagellonica, duchessa di Finlandia e principessa, per nascita, di Polonia, e di suo marito Giovanni Wasa che di quella nazione fu re con il titolo di Giovanni III. Tra di loro si inserisce – e in effetti il lungo racconto medianico verte proprio su questo particolare – Hermann von Dietrich dei baroni Dietrich, che giunge ad Abo, residenza dei due regnanti, in qualità di comandante delle milizie finlandesi. La narrazione è condotta da Giovanni Wasa che, rimanendo in ombra, dà voce ai turbamenti e alle emozioni di Katarina e di Hermann che vivono il loro rapporto, sempre oscillante in un contesto che non concede spazio alle scelte personali ma, al contrario, impone in modo prioritario il rigido rispetto dei doveri di stato. La storia ha una svolta drammatica con la morte del barone Dietrich, di cui Katarina si assume tutte le responsabilità».
Non si tratta, quindi, di una semplice storia d’amore con risvolto tragico. Maria Concetta Nicolai spiega la ragione per cui con tale morte non si conclude la vicenda. E’ lo stesso Giovanni Wasa, infatti, a rivelare «l’istanza karmica e catartica che lo spinge a stabilire il rapporto medianico: “Devo illuminare voi per liberarmi io stesso di un antico rancore che trascino e che mi ha impedito di godere appieno della santa felicità che Dio dona agli spiriti amanti. Sarà il mio, racconto di perdono e di comprensione, mia Caterina. Narrerò un momento della tua vita che fu il tuo pesante peccato contro l'amore”».
Il racconto nasce, perciò, da un’esperienza al confine tra rivelazione medianica e regressione verso altri vissuti, in tempi e luoghi diversi: dagli anni Ottanta del Novecento in Italia, a Gardone Riviera, «con la figura in controluce di un d’Annunzio immerso in una dimensione di eleganze esoteriche»; Gardone, appunto, terra di lago (prima e ultima parte del testo), al Cinquecento in Finlandia, ad Abo, altra terra di laghi (seconda parte). Il grande significato morale del romanzo è nell’ennesima prova della sopravvivenza dell’anima la quale, dopo la morte, continua il suo viaggio di perfezionamento spirituale al fine di raggiungere la «santa felicità» che Dio dona a tutti.

Il libro può essere acquistato direttamente presso la casa editrice cliccando sul sito Ianieri Edizioni.