ESOTERICA - A cura di Attilio Mazza
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L'ALTA CONCEZIONE MAYA DELL'ESSERE



Roberto Giacobbo, «2012 fine del mondo o fine di un mondo?»,
edizione Rai-Mondadori, 187 pagine, € 17,00


La civiltà maya ebbe origine attorno al 1500 a . C. e raggiunse il periodo di maggior splendore fra il 400 e il 900 d. C. «Poi, di colpo, sul finire del IX secolo d. C. intere città furono abbandonate » e di conseguenza andarono perse la maggior parte delle conoscenze dell’antico popolo della penisola messicana che abitò un territorio vastissimo del centro America. Yucatanm Guatemala e alcune regioni degli attuali Honduras e Belize.
Così Roberto Giacobbo, conduttore di ben noti programmi tv su vari canali e dal 2003 di “Voyager” su Rai due in prima serata, introduce il suo libro «20012 la fine del mondo», edito da Rai-Mondadori.
Giacobbo riprende, in forma diversa, il tema già sviluppato da Paola Giovetti nel saggio edito dalle Mediterranee, e di cui si è scritto in questa sede, intitolato: «2012 fine del mondo o fine di un mondo?»
Particolarmente interessanti i capitoli dedicati da Giacobbo alla metafisica Maya, soprattutto alla concezione dell’Essere. «All’origine di Tutto è Hunab Ku, la Farfalla Cosmica. Hunab Ku è il dio supremo, il più grande Creatore, un “disco turbinante”, la coscienza che ha organizzato la materia in stelle, pianeti e sistemi solari. E’ il “Datore Unico di Movimento e Misura”, il principio della vita al di là del Sole. Hunab Ku è il centro della galassia, è l'energia intelligente che pervade l'universo. E’ una divinità androgina composta dalla parte maschile e dal suo doppio femminile, la Dea Madre Ixquic. E’ la porta per accedere ad altre galassie e alla coscienza universale. Hunab Ku è il grembo che dà alla luce nuove stelle in continuazione, il grembo che ha dato alla luce il Sole e la Terra. Dal centro della nostra galassia Hunab Ku guida ogni cosa attraverso l'emanazione di esplosioni di energia di coscienza periodiche. Da lui ha origine il tempo e da lui il tempo è controllato. Da lui dipendono la storia del genere umano e il suo futuro. Kuxan Suum, “la via del cielo che porta al cordone ombelicale dell'universo”, è il tessuto galattico che collega l'individuo e i pianeti a Hunab Ku; e lo fa attraverso il Sole. Hunab Ku è la massima divinità del pantheon maya e la sua storia è narrata da secoli nel Popol Vuh, il “Libro della Comunità”».
Questa definizione dell’Essere, o di Dio – chiamato dai Maya Hunab Ku – è sorprendente e si collega a quelle dei più elevati pensatori dell’antichità. A conferma del mistero che da sempre avvolge il Creatore « del Cielo e della Terra e di tutte le cose visibili e invisibili».
Venendo al tema centrale del libro, vale a dire della possibile fine del mondo nel 2012, Giacobbo ripercorre nei vari capitoli le molteplici profezie che sembrano convergere su tale data: teschi di cristallo, Antico Egitto, Apocalisse, Malachia, Nostradamus ed altro ancora. Senza trascurare il confronto con la scienza e  le reazioni suscitate dall’annuncio, fra scettici e catastrofisti.
A conclusione dell’indagine Giacobbo s’interroga: «Sarà la catastrofe? Sarà lo spunto per una magnifica crescita dell'umanità? Forse, la vera discriminante fra queste due strade è come si affronta la possibilità di dover lasciare molto di quello che si ha, di quello che si conosce: con un attaccamento irrinunciabile che rende ottusi o con un'apertura che quasi muove all'entusiasmo. Il mondo è cambiato tante volte da quando l'uomo lo abita e la nostra grandezza, ma anche la nostra superbia, è stata credere di poter imbrigliare la natura. Negli ultimi anni la natura ci ha dimostrato di non poter essere domata. Forse lo avevamo dimenticato. Forse è giusto ricordarlo. L'essere umano è abituato ai mutamenti, sia pur se ha un'innata ritrosia verso essi. Eppure ha sempre dimostrato di sapersi comunque adattare. Comunque sia andata, 1'essere umano è riuscito a sopravvivere; persino a se stesso. Ciò che rende il 21 dicembre 2012 una data tanto emblematica è che sembrerebbe che per allora qualcosa dovrà cambiare di colpo, senza concederci il tempo diluito che ogni adattamento richiede».