Tutti i diritti riservati
Scrivetemi qui
RECENSIONI è la sezione dedicata a tutti coloro che amano avere la compagnia di un libro, magari che li aspetti la sera sul comodino. Proporremo un Libro Amico ogni settimana, indicandone il genere, il grado di difficoltà, i temi e le qualità.

AA. VV., “I classici e la scienza. Gli antichi, i moderni, noi

a cura di Ivano Dionigi,

Rizzoli-Bur, 318 pagine, € 9,80


Il Centro studi ”La permanenza del classico” dell’Università di Bologna ha organizzato dal 29 settembre all’1 ottobre 2005 l’incontro sul tema “I classici e la scienza. Gli antichi, i moderni, noi”, chiamando a raccolta umanisti e scienziati per una riflessione alta e serrata, rivolta al pubblico della scuola e dell’accademia italiana. Di quell’incontro sono ora usciti gli atti a cura di Ivano Dionigi, pubblicati da Rizzoli nella collana Bur con lo stesso titolo del convegno.

Il prof. Dionigi, docente di Letteratura Latina e direttore del Centro Studi “La permanenza del Classico” presso l'Università di Bologna, scrive nella presentazione che il volume «recupera – e arricchisce con nuovi contributi – le riflessioni di quel dialogo fra sette coppie di studiosi (Vegetti-Boncinelli, Dionigi-Balzani, Canfora-Galli, Lo Cascio-Onofri, Angeletti-Cosmacini, Hiibner-Bignami, Cambiano-Dario) che si cimentano, in un programmatico confronto antico/presente, su altrettante discipline (biologia, chimica, politologia, economia, medicina, astronomia, robotica; e l'elenco avrebbe potuto continuare con matematica, psicologia, architettura, agronomia e altri saperi ancora). Si procede, così, dall'anima secondo Platone e Galeno al DNA, dagli atomi di Lucrezio alla tavola periodica di Mendeleiev, dalla democrazia dello Pseudo-Senofonte alla teoria delle élites, dagli esordi dello stato sociale al moderno welfare, dalla cura del corpo secondo Ippocrate alle biotecnologie, dalla ratio caelestis di Manilio alla teoria del Big Bang, dagli automi di Erone alla robotica medica. I dialoghi sono preceduti da alcuni interventi che riprendono e aggiornano la querelle delle due culture (Steiner, Giorello e Moriggi, Odifreddi, Luca e Francesco Cavalli Sforza, Rossi) e sono seguiti dai contributi di due umanisti (Cacciari e Giardina) e due scienziati (Béllone e Redi) sulla storicità della conoscenza nelle rispettive discipline».

Il libro è aperto da «un testo militante, una sorta di manifesto nato dalle riflessioni del Centro Studi e dal dialogo con gli autori di questo volume – i quali ne hanno condiviso contenuti e intenti – e reso pubblico a conclusione di quell'incontro fra studiosi impegnati a parlare le due lingue di una sola cultura. Frutto immediato di quelle riflessioni è l'innovativo progetto didattico dell'Università di Bologna, Linguaggi delle scienze e antichità classica».

La tesi dell’incontro ci sembra sintetizzata dal comma sette del “manifesto”: «le due lingue – i classici e la scienza – vanno insegnate anzitutto nella loro sede naturale: la Scuola. Se la Scuola è il luogo deputato all'apprendimento delle discipline di base e alla formazione della mente critica; se essa ha il compito primario di preparare cittadini e non “utili impiegati” (Nietzsche); se essa intende essere davvero il contrappeso all'universo mercantile e alle mode del presente: allora formazione umanistica e formazione scientifica non possono né apparire antagoniste né caratterizzare con modalità esclusive scuole diverse, ma devono essere complementari e coesistere in una stessa scuola, essere momenti di uno stesso processo formativo. “Classico” e “scientifico” vanno intesi non come due categorie antitetiche, ma come lo sguardo duplice di chi – come teorizzava il Petrarca – “guarda contemporaneamente avanti e indietro” (simul ante retroque prospiciens). Per questo la logica sostitutiva che di norma presiede alle proposte di riforma della scuola secondaria superiore (meno latino e purtroppo, nel classico, anche meno italiano, ma più scienze) va emendata con quella additiva (non ridurre il latino e incrementare tutte le scienze, avendo il coraggio, se necessario, di dilatare l'orario scolastico). Se la cultura classica – nelle sue molteplici forme e dimensioni di lingua, letteratura, archeologia, arte, musica, storia, scienza, tecnica, economia, filosofia – fonda l'identità individuale e collettiva dell'uomo europeo; se essa rappresenta il diverso dai saperi facili e dall'azzeramento mediatico; se ci consegna non solo un'eredità spirituale ma anche un insostituibile patrimonio economico: se tutto questo è sostenibile, si dovrà concludere che la cultura classica è un diritto di cittadinanza per tutti gli studenti».

L'alleanza tra scienziati e umanisti è quindi necessaria e non più rinviabile in un Paese come il nostro che sconta una duplice colpa: il deficit di cultura scientifica e la rimozione dei classici.


Attilio Mazza



Archivio