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Walter Santagata

«La fabbrica della cultura. Ritrovare la creatività per aiutare lo sviluppo del paese»

Il Mulino, 140 pagine, € 10.00


Quanto mai opportuna la riflessione di Walter Santagata – docente di Economia dei beni e attività culturali all’Università di Torino e membro del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici – esposta nel saggio edito dal Mulino, «La fabbrica della cultura. Ritrovare la creatività per aiutare lo sviluppo del paese».
Il libro, scrive l’autore, «non è una risposta al viaggio di Leonardo da Vinci e alle sue domande. Non è nemmeno una nostalgica regressione nel passato in un Rinascimento italiano irripetibile. È piuttosto una riflessione sul bisogno di riannodare il filo della creatività e della produzione di cultura tra generazioni. Un club esclusivo di città straordinarie e fortunate sta rinnovando esperienze e modelli di produzione di cultura. New York, Parigi, Londra, Berlino, Pechino e poche altre sono esempi emblematici. Ma il mondo non sembra proiettarsi verso la produzione di cultura. Prendiamo il Medio Oriente: alla impressionante accumulazione di cultura antica non corrisponde una produzione contemporanea di eguale importanza. Lo stesso si può dire per molti altri paesi dell'Asia, dell'America Latina, dell'Africa e dell'Est europeo. Questo libro è anche pensato per loro, per superare i limiti del modello della conservazione, e resistere alla insinuante insistenza delle agenzie di aiuto internazionali che continuano a proporre politiche non pienamente rispettose delle produzione contemporanea di cultura».
Santagata afferma di non voler «prefigurare un modello nuovo di politica culturale, ma riconsiderare un modello abbandonato, forse vittima della politica e della globalizzazione dei mercati che sembrano voler assegnare al nostro vecchio paese una specializzazione in archeologia della cultura». E valuta una priorità assoluta recuperare creatività e muovere in avanti le frontiere della cultura, in tutte le sue espressioni. «L’immagine industriale della produzione di un bene intangibile e immateriale sembra poco deferente rispetto all'aura che avvolge un'opera d'arte, ma è efficace nel convincerci che si tratta di Ima scelta possibile e realizzabile in qualsiasi momento. Basta volerlo».
Nella prima parte del saggio l’autore esamina alcuni aspetti del modello di produzione di cultura, innanzi tutto confrontandolo con quello «della conservazione di cultura, tipico del sistema dei beni culturali». Analizza poi la catena di fasi e procedure che consentono la produzione delle idee e dei supporti materiali che ne permettono la distribuzione e il consumo. E infine esplora le condizioni sociali e ambientali che possono aumentare il tasso di creatività di un paese. Nella seconda vengono trattati alcuni temi la cui scelta, per quanto soggettiva, vorrebbe rifletterne la rilevanza strategica per la produzione di cultura. «La posta in gioco – scrive ancora l’autore – è grande perché la posizione dell'Italia nei settori analizzati indicherà la direzione o meno verso uno sviluppo economico e culturale che pone l'immagine del paese e la sua creatività al centro dei mercati internazionali e al cuore della società della conoscenza».


Attilio Mazza