CULTURA - A cura di Paola Bonfadini

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Viaggiatore nel Tempo e nello Spazio:
Arzach di Moebius

“Io sono Arzach, l’ultimo degli pteroguerrieri… La mia ricerca aveva avuto origine all’alba dei tempi, quando, per aver smarrito il sacro talismano del mio clan, fui condannato a vagare alla sua ricerca, avendo per solo compagni l’astuto Zoch e il feroce Noch”: così si presenta l’eroe del fumetto omonimo disegnato dal grande artista francese Jean Giraud detto Moebius. L’astuto guerriero esploratore del Deserto B, mondo alternativo sterminato e lontano, affronta il fascino inquietante delle mille creature e affronta i sempre nuovi pericoli lungo il cammino.
Arzach compare per la prima volta nel 1975 sulla celebre rivista “Métal Hurlant” in quattro serie a colori senza parole. La trama è ridotta all’essenziale: il solitario individuo vola con il fedele pterodattilo sulle distese assolate e perigliose del Deserto B.
All’uomo può capitare, nella prima storia, d’incontrare una splendida donna, prigioniera di un minaccioso mostro rosso su d’una torre rocciosa. Egli, preso dalla passione, si libera del terribile custode e lo lega ad un gigantesco scheletro d’un animale ancestrale. Finalmente giunge all’incontro tanto bramato, ma l’essere femminile è esso stesso un mostro ripugnante!
In un’altra vicenda, il personaggio sorvola una landa desolata piena di tentacoli e deve catturare una feroce bestia metà scimmia e metà uomo: il combattimento è durissimo. Alla fine Arzach è il vincitore e contempla, dall’alto, la creatura inghiottita dall’abisso.
In seguito, un enigmatico viaggiatore percorre il deserto assolato e giunge ad una strana costruzione. Tra la folla di pericolosi ignudi verdi, l’uomo giunge ad una sorta di laboratorio e ripara il bizzarro meccanismo collegato ad un schermo: vediamo l’animale del guerriero, prima, in fin di vita e, poi, in ottima salute. L’eroe, infine, può continuare il cammino. Chi è il guidatore? Un guardiano del Tempo e dello Spazio? Un mago? Uno scienziato? Non ci è concesso saperlo.
In altre due situazioni dipinte, Arzach si trova coinvolto in un’aspra battaglia per conquistare “la pietra scarlatta, divino embrione, che estrasse il mio mondo dal caos, da voi conosciuto con il nome di aldilà, prigioniera da tempo immemore di maligni stregoni determinati a penetrare il mistero, onde controllare la sua potenza”. Dopo aspri combattimenti, la pietra magica viene strappata ai malvagi: “il nome di una nuova dea venne a iscriversi sulle tavole di Zumurrud”.
Nell’ultimo episodio, Arzach ha il compito di salvare un amico, ma la storia non si conclude.
Giraud riesce, perciò, riducendo “ai minimi termini” la narrazione, a ricostruire un universo perturbante, a metà tra sogno ed incubo, fantascienza e fantasy, in cui la potente immaginazione creativa si fonde con l’elemento ironico. Paesaggi interminati si alternano a mostri osceni, il coraggio è tutt’uno con la fragilità umana. 
Il disegno minuzioso e le cromie raffinate, le immagini riprodotte con taglio quasi cinematografico riproducono mondi alternativi in cui l’afflato onirico è sempre bilanciato dal gusto sarcastico nel tratteggiare cose e persone.
Molte, però, sono le suggestioni artistiche e culturali in generale: ad esempio, le scene di battaglia ricordano capolavori della grande incisione nordica alla Schongauer, come anche gli esseri fantasiosi della galassia-Arzach rammentano manga e disegni leonardeschi. Tutto, però, è filtrato dalla vena originale e a tratti sconcertante dell’autore.
Non ci si immedesima, quindi, con Arzach: si è, infatti, spettatori di qualcosa che non si comprende, ma si capisce nel profondo. Moebius si rivolge direttamente ai gangli dell’animo più che al pensiero raziocinante e deduttivo. Che i fumetti del disegnatore francese siano una “via regia” per sondare le luci ed ombre del nostro Io più intimo e segreto?

Per saperne di più

- MOEBIUS, “Arzach Rhapsody”, Carrere Group/ France 2/ Wolfland Pictures, DVD, 2004.

- MOEBIUS, Arzach, Arnaldo Mondadori Editore, Milano 2009.